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Don't stop believin': più di una canzone, la nostra canzone

Otto anni, una storia - Don't stop believin'

Otto anni, una storia - Don't stop believin'

Ci sono canzoni che entrano in un repertorio.

E poi ce ne sono altre che, senza sapere esattamente quando sia successo, entrano nella storia di un coro.

Don’t Stop Believin’ è la nostra.

La cantiamo da otto anni. È passata attraverso prove, concerti, nuovi coristi, partenze, arrivi, momenti importanti e serate che non abbiamo dimenticato. Ogni anno potremmo metterla da parte per lasciare spazio a qualcosa di nuovo.

E ogni anno, invece, torna.

Una canzone diventata un inno

Don’t Stop Believin’ nasce nel 1981 con i Journey ed è contenuta nell'album Escape. Scritta da Steve Perry, Jonathan Cain e Neal Schon, nel tempo ha avuto una storia straordinaria.

Quella che era una grande canzone rock degli anni Ottanta è diventata molto di più: un inno cantato negli stadi, nei concerti, al cinema, in televisione e da generazioni diverse.

Nel 2022 è stata scelta dalla Library of Congress per entrare nel National Recording Registry, che conserva le registrazioni considerate importanti per la storia e la cultura americana.

Forse il segreto è già tutto nel titolo:

Don’t Stop Believin’. Non smettere di crederci.

Tre parole semplicissime. Ma quando vengono cantate da tante persone insieme assumono improvvisamente un'altra forza.

Perché l'abbiamo scelta?

All'inizio, probabilmente, per le stesse ragioni per cui si sceglie una canzone per un coro pop-rock: è potente, riconoscibile, cresce poco a poco e permette alle diverse voci di unirsi fino a esplodere nel finale.

Ma poi è successo qualcosa.

Cantandola, concerto dopo concerto, Don’t Stop Believin’ è diventata Le Wings.

C'è dentro quello che siamo: persone diverse per età, carattere, esperienza e percorso, che una sera alla settimana si ritrovano e fanno una cosa apparentemente molto semplice: cantano insieme.

E quando cinquanta voci respirano nello stesso momento, aspettano lo stesso attacco e finalmente si uniscono, non sono più cinquanta persone.

Sono un coro.

Otto anni e non ci siamo ancora stancati

Otto anni sono tanti per una canzone.

Abbiamo cambiato repertorio, affrontato brani nuovi, sperimentato, imparato, sbagliato, ricominciato. Alcune canzoni sono arrivate e poi se ne sono andate.

Don’t Stop Believin’ è rimasta.

E ormai basta sentire le prime note perché succeda qualcosa.

I coristi la conoscono. La riconoscono. Sanno dove sta andando. E forse, dopo tutti questi anni, non la cantano più soltanto con la voce: la cantano con tutti i ricordi che ci hanno costruito sopra.

Ci sono le Wings di oggi, ma dentro quella canzone ci sono anche tutte le Wings che siamo state in questi otto anni.

E poi c'è il pubblico

Per noi un concerto non è mai soltanto qualcosa da ascoltare.

Ci piace vedere il pubblico sorridere, battere le mani, riconoscere una melodia e, soprattutto, avere improvvisamente voglia di cantare con noi.

E con Don’t Stop Believin’ succede.

A un certo punto non importa più chi è sul palco e chi è davanti al palco.

Si canta insieme.

Ed è probabilmente questo il motivo più bello per cui continuiamo a tenerla nel nostro repertorio.

Perché racconta perfettamente ciò che vorremmo accadesse ogni volta che cantiamo: tante persone diverse che, per qualche minuto, diventano una voce sola.

Dopo otto anni potremmo scegliere un'altra canzone.

Ma sarebbe un'altra canzone.

Questa è la nostra.

E quindi, Wings…

Don’t stop believin’.

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Chi sono
Christine

Francese di origine, innamorata delle parole e della musica, ho scelto la Sardegna come casa, dove dirigo un coro pop/rock e coltivo l’incontro tra voci, emozioni e mondi diversi.
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